ADHD
Attention deficit hyperactivity disorder
L'ADHD (Attention deficit hyperactivity disorder) o DDAI (Disturbo da deficit di attenzione e iperattività) è un disturbo del neurosviluppo che influenza la capacità di regolare l'attenzione, l'impulsività e il livello di attività. Non è il risultato di una scarsa educazione o di pigrizia, ma di una differente gestione dei sistemi di ricompensa e di inibizione del cervello. Attraverso una diagnosi funzionale accurata, è possibile mappare i punti di forza e le fragilità del profilo cognitivo, fornendo strategie concrete per migliorare l'organizzazione quotidiana e il benessere emotivo.
Cos'è
ADHD
Attention deficit hyperactivity disorder
L'ADHD (Attention deficit hyperactivity disorder) o DDAI (Disturbo da deficit di attenzione e iperattività) è una condizione neurobiologica caratterizzata da livelli di inattenzione, impulsività e/o iperattività motoria che interferiscono con il funzionamento sociale, scolastico o lavorativo. Clinicamente, l'ADHD viene classificato in tre manifestazioni: prevalentemente disattenta, prevalentemente iperattivo-impulsiva o combinata. Nonostante si manifesti tipicamente nell'infanzia, l'ADHD è spesso una condizione cronica che accompagna l'individuo nell'età adulta, mutando nelle forme ma mantenendo intatti i nodi critici legati all'autoregolazione.
Sintomi
I sintomi si manifestano in modo differente a seconda dell'età e del sottotipo, ma ruotano attorno a questi assi:
Disattenzione: Difficoltà a mantenere il focus su compiti prolungati, facile distraibilità da stimoli esterni, tendenza a perdere oggetti necessari o a dimenticare impegni quotidiani.
Iperattività: Agitazione motoria (spesso descritta come "essere sotto pressione da un motore"), difficoltà a rimanere seduti o eccessiva loquacità.
Impulsività: Incapacità di attendere il proprio turno, tendenza a interrompere gli altri o a prendere decisioni affrettate senza valutarne le conseguenze.
Disregolazione Emotiva: Frequenti sbalzi d'umore, bassa tolleranza alla frustrazione e reazioni emotive intense.
Funzionamento
Neurobiologicamente, l'ADHD è legato a una disregolazione dei neurotrasmettitori, in particolare della dopamina e della noradrenalina, nei circuiti che collegano i gangli della base alla corteccia prefrontale.
Questo "dialogo" alterato compromette le Funzioni Esecutive, ovvero il centro di comando del cervello responsabile della pianificazione, della memoria di lavoro e dell'inibizione della risposta. In pratica, il cervello ADHD fatica a dare priorità agli stimoli: tutto appare ugualmente urgente o interessante, rendendo difficile filtrare le distrazioni. Il deficit di inibizione spiega anche l'impulsività: il passaggio dall'impulso all'azione avviene prima che la corteccia prefrontale possa esercitare un controllo riflessivo.
Intervento
L'approccio neuropsicologico mira a costruire un "ambiente protesico" e a potenziare le risorse residue:
Parent Training e Teacher Training: Fondamentali per fornire a genitori e insegnanti strumenti di gestione del comportamento e strutturazione dell'ambiente.
Intervento sulle Funzioni Esecutive: Allenamento specifico per migliorare la gestione del tempo, l'uso di agende, la scomposizione dei compiti complessi in piccoli passi (chunking).
Mindfulness e Regolazione Emotiva: Tecniche per aumentare la consapevolezza del momento presente e gestire i picchi di impulsività.
Misure Dispensative e Compensative: Tempi aggiuntivi per le verifiche, uso di mappe concettuali e pause programmate per scaricare l'energia motoria.
FAQ
L'ADHD scompare con la crescita? No, ma i sintomi cambiano. L'iperattività motoria dell'infanzia spesso si trasforma in un senso di irrequietezza interna nell'adulto, mentre le difficoltà di pianificazione possono persistere.
È colpa dell'uso eccessivo di tablet e smartphone? No. L'ambiente può esacerbare i sintomi, ma l'ADHD ha una forte componente genetica e biologica. Gli schermi non "causano" l'ADHD, ma il cervello ADHD è particolarmente attratto dalla gratificazione immediata che offrono.
Perché mio figlio si concentra per ore sui videogiochi ma non sui compiti? Si chiama iperfocus. Se lo stimolo è altamente stimolante (come un gioco che rilascia dopamina costante), il cervello ADHD può iper-concentrarsi. La difficoltà non è "mancanza di attenzione", ma l'incapacità di dirigerla volontariamente su stimoli meno gratificanti.
Nota informativa: I contenuti di questa pagina hanno lo scopo di orientare la consapevolezza dell'utente. Qualora si ravvisassero analogie con il proprio caso o quello di terzi, si consiglia vivamente di consultare uno specialista. Le informazioni qui riportate non sostituiscono il parere clinico e non devono essere utilizzate per formulare autodiagnosi o giudizi clinici.
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