Halloween e....superstizione! Le basi psicologiche di questo particolare meccanismo.



Halloween non è solo la notte più terrificante dell’anno, ma tradizionalmente è conosciuta per i riti superstiziosi: un esempio sono i gatti neri.

Ma cos’è la superstizione e perché è così radicata in molti di noi?

Superstizione significa dal latino sopra (super) e stitio (stato) è può essere definita come la credenza irrazionale, che una persona può fare sua.

Inoltre la persona può ritenere che tale credenza possa avere una qualsivoglia influenza sulla propria vita o su quella dei propri cari. Usualmente questo nesso di causa-effetto è legata a fatti e accadimenti che sono importanti per la vita lavorativa, amorosa o sociale della persona. Ovvero che hanno un forte valore emotivo.

L'origine del nome deriva dai tempi romani, utilizzato dallo stesso Cicerone in una sua opera per indicare le pratiche di preghiera usate dalle persone affinché i propri cari rimanessero in vita, cioè superstiti.

Halloween a parte, forse tutti noi, leggendo solo l’oroscopo, ci siamo fatti affascinare dall’idea che qualcosa di scritto potesse essere segno di un evento prossimo come innamorarsi, ricevere una sorpresa, etc.

Ma perché siamo così?

Durante la nostra vita, impegni, attività, imprevisti ci mettono a dura prova: le performance sono richieste fin da bambini, il compito in classe, la partita di calcio, per arrivare all’esame di maturità e al colloquio di lavoro.

Ci pensate a che stress siamo sottoposti? Paura di non farcela, desiderio di mettercela tutta, speranza di non essere interrogati quando non si è preparati, sono tutti eventi che ci richiedono una serie di forze e che ci fanno provare emozioni intense.

A volte quindi non ci fa male risparmiare delle energie mentali: risparmiare cognitivamente per mettere da parte risorse preziose. La superstizione diviene così una risposta immediata, banale e facile da assimilare.

Da un lato vogliamo sempre capire il perché...Siamo animali curiosi, che ricercano la spiegazione; dall’altra il cervello ci permette di affrontare situazioni difficili e allarmanti, tenendo sotto controllo paure che fatichiamo a dominare.

Ed è così che, in determinate circostanze, produciamo delle spiegazioni, dei pensieri che, in psicologia clinica vengono definiti magici e che riteniamo possano essere profetici.

In questo modo abbiamo in poco tempo e senza dispendio di energie una spiegazione, una giustificazione e meno senso di colpa: "era venerdì 17 e non ho superato l’esame", "era logico che oggi fosse una giornata sfortunata perché stamattina il gatto nero mi ha attraversato la strada", "non metterò quel profumo perché mi porta sfortuna", etc.

Ma perché siamo così convinti di poter influire con il nostro pensiero sugli eventi?

Sotto stress ricorriamo alle soluzioni più semplici, spesso “magiche”, è del tutto normale ed è insito nell’essere umano. Fin da bambini facciamo ciò, talvolta usando anche il sogno o il desiderio.

Sotto pressione, la paura di non farcela aumenta e diminuisce il nostro senso di sicurezza. Molto spesso, persone insicure, tendono a rivelarsi più superstiziose, usando questo quale pozione alla loro incertezza.

E se diventa troppo? Pur essendo un “sintomo” molto frequente, talvolta può esacerbare portando la persona a non distinguere tra pensiero irrazionale e realtà oggettuale. Ma qui si parla di psicopatologia, dove la persona può giungere a dipendere da piccoli rituali, quotidiani e reiterati che se onn porta a termine creeranno danni irreparabili destabilizzando e paralizzando la persona: sintomi di disturbo ossessivo-compulsivo che talvolta può sfociare in psicosi.

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