Emozioni e Modelli Operativi Interni (MOI)
- neuroimpronta

- 1 giorno fa
- Tempo di lettura: 3 min

I Modelli Operativi Interni (MOI), teorizzati originariamente da John Bowlby (il padre della teoria dell'attaccamento), sono strutture cognitive ed emotive che si formano nei primissimi anni di vita. Queste mappe mentali determinano le nostre relazioni da adulti, la nostra capacità di regolare le emozioni e la nostra vulnerabilità al trauma.
Nei primi mesi di vita, il neonato non possiede la capacità biologica e cognitiva di regolare le proprie emozioni in autonomia. Quando sperimenta paura, fame o dolore, si trova in uno stato di attivazione fisiologica (arousal) intollerabile. È qui che entra in gioco la figura di attaccamento (il caregiver).
Attraverso un processo che Peter Fonagy definisce funzione riflessiva o mentalizzazione, il genitore sintonizzato accoglie il pianto del bambino, ne comprende il significato, lo specchia e restituisce al piccolo un'emozione tollerabile e bonificata.
Da queste ripetute interazioni quotidiane, il bambino inizia a costruire i suoi MOI.
🟢Se il caregiver è responsivo e prevedibile: il bambino interiorizza un MOI di attaccamento sicuro. Penserà e dirà a se stesso: "Io sono degno di aiuto, la mia sofferenza ha un senso, gli altri mi proteggeranno". Sul piano emotivo, sarà in grado di esplorare il mondo e tollerare i momenti di frustrazione.
🔴 Se il caregiver è rifiutante, instabile o spaventante: il bambino strutturerà un MOI di attaccamento insicuro (Evitante, Ambivalente o Disorganizzato). Il pensiero automatico sarà: "Devo fare tutto da solo" oppure "Gli altri sono pericolosi e imprevedibili".
Le emozioni subiscono così una prima fondamentale alterazione strategica (Cassidy, 1994).
Il bambino evitante imparerà a disattivare la rabbia e la paura per non rischiare il rifiuto.
Il bambino ambivalente, al contrario, amplificherà i segnali di disagio per costringere l'altro a prestargli attenzione.
I Modelli Operativi Interni sono strutture conservative. Una volta formati, tendono a operare al di fuori della consapevolezza cosciente, agendo come filtri nell'interpretazione della realtà e trasformandosi in vere e proprie profezie che si autoavverano.
Come dimostrato dagli studi pionieristici di Mary Main con l'Adult Attachment Interview (AAI) e successivamente dalle ricerche di Hazan e Shaver (1987) sulle relazioni sentimentali, gli stili di attaccamento infantili si traducono in specifiche configurazioni nell'adulto.
Nell'adulto insicuro, la regolazione emotiva fallisce di fronte ai conflitti relazionali. Chi ha un MOI evitante negherà il proprio bisogno dell'altro, accumulando stress somatico (somatizzazioni). Chi ha un MOI ambivalente/preoccupato sarà costantemente travolto da tempeste emotive, temendo l'abbandono al minimo segnale di distacco dal partner (Mikulincer & Shaver, 2007).
Se ho un MOI evitante o ambivalente, come posso stare meglio? Riconoscere questi pattern automatizzati è il primo passo per modificarli. La mente umana possiede una straordinaria plasticità e le ferite dell'attaccamento possono essere elaborate e risanate, permettendo di sviluppare quello che in clinica viene definito un "attaccamento sicuro guadagnato".
Gli approcci psicoterapeutici evidence-based come la terapia Cognitivo-Comportamentale, la Schema Therapy, l'EMDR e la DBT lavorano sinergicamente su più livelli per guarire le ferite dell'attaccamento.
Se vuoi conoscere i nostri servizi clicca i link qui sotto:
Approfondimenti bibliogarfici
Bowlby, J. (1988). Una base sicura: Applicazioni cliniche della teoria dell'attaccamento. Raffaello Cortina Editore.
Cassidy, J. (1994). Emotion regulation: Influences of attachment relationships. Monographs of the Society for Research in Child Development, 59(2-3), 228-249.
Fonagy, P., Gergely, G., Jurist, E. L., & Target, M. (2002). Regolazione affettiva, mentalizzazione e sviluppo del sé. Raffaello Cortina Editore.
Hazan, C., & Shaver, P. (1987). Romantic love conceptualized as an attachment process. Journal of Personality and Social Psychology, 52(3), 511-524.
Lanius, R. A., Vermetten, E., & Pain, C. (2010). The impact of early life trauma on health and disease: The hidden epidemic. Cambridge University Press.
Main, M., Kaplan, N., & Cassidy, J. (1985). Security in infancy, childhood, and adulthood: A move to the level of representation. Monographs of the Society for Research in Child Development, 66- 104.
Mikulincer, M., & Shaver, P. R. (2007). Attachment in adulthood: Structure, dynamics, and change. Guilford Press.
Van der Kolk, B. A. (2014). Il corpo accusa il colpo: Cervello, mente e corpo nella guarigione dal trauma. Raffaello Cortina Editore



Articolo molto interessante!