A cosa servono le emozioni? Alla scoperta della nostra bussola biologica
- neuroimpronta

- 16 giu
- Tempo di lettura: 2 min

Spesso tendiamo a dividere le emozioni in "buone" e "cattive". Davanti a stati d'animo dolorosi come l'ansia, la tristezza, il senso di colpa o la vergogna, il nostro primo istinto è quello di volerli cancellare.
Dalla biologia e dalla psicologia, però, arriva una verità diversa: le emozioni non sono errori di percorso o interferenze che disturbano la nostra mente. Al contrario, sono strumenti di sopravvivenza altamente sofisticati, selezionati dall'evoluzione per aiutarci a rispondere rapidamente all'ambiente circostante.
Eliminare le emozioni negative non ci renderebbe più efficienti, ma biologicamente vulnerabili. Ognuna di esse, infatti, ha una precisa funzione protettiva.
A cosa servano le emozioni?
Infatti, le emozioni servono a:
gestire le emergenze: attivano il corpo in frazioni di secondo di fronte a un pericolo. La paura, ad esempio, accelera il cuore e prepara i muscoli alla fuga o all'attacco prima ancora che la mente abbia razionalizzato la situazione. La rabbia ci fornisce l'energia necessaria per difendere i nostri confini ed evitare che gli altri ci calpestino.
Esplorare e apprendere: emozioni positive come la curiosità e la gioia ci spingono a esplorare l'ambiente, a stringere legami sociali e a ripetere comportamenti sani o vantaggiosi.
Comunicare immediatamente: attraverso le espressioni del viso e la postura, le emozioni inviano un segnale istantaneo agli altri. La tristezza, ad esempio, comunica vulnerabilità e spinge i membri del gruppo a offrirci sostegno e accudimento, aiutandoci al contempo a rallentare per elaborare una perdita.
Guidare le decisioni: la pura logica spesso non basta per fare una scelta. Le emozioni agiscono come una sorta di "bussola biologica" rapida, anticipando i costi e i benefici di un'azione in base alle nostre esperienze passate.
Il pannello di controllo della nostra mente
Possiamo immaginare le emozioni come un pannello di controllo che monitora costantemente i nostri obiettivi. L'emozione ci informa su come sta andando il nostro rapporto con l'ambiente rispetto a ciò che desideriamo.
Quando c'è una discrepanza tra la situazione reale e la situazione desiderata, scatta un'emozione negativa (come la frustrazione o l'ansia). Questo segnale attira la nostra attenzione e ci costringe a cambiare priorità e a darci da fare per risolvere il problema.
In fondo, ascoltare le proprie emozioni significa proprio questo: imparare a leggere i segnali del nostro pannello di controllo per capire di cosa abbiamo bisogno.
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Bibliografia di riferimento:
D’Urso, V., & Trentin, R. (1998). Introduzione alla psicologia delle emozioni. Roma: Laterza.
Ekman, P. (2008). Te lo leggo in faccia. Riconoscere le emozioni anche quando sono nascoste. Amrita.
Frijda, N. H. (1986). The Emotions. Cambridge University Press.
Lazarus, R. S. (1991). Emotion and Adaptation. Oxford University Press.
LeDoux, J. (2016). Lo stress del cervello. Ansia, paura e il sistema limbico. Milano: Raffaello Cortina Editore.
Panksepp, J. (2003). Neuropsicologia delle emozioni. Milano: Edra.



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