Disturbo bipolare tipo II
Cos'è ?
Il disturbo bipolare II è caratterizzato da un decorso clinico dominato dall'alternanza di uno o più episodi depressivi maggiori e almeno un episodio ipomaniacale. A differenza del disturbo bipolare I, la presenza di un episodio maniacale completo preclude la diagnosi. Pur essendo spesso considerato una forma più lieve, è in realtà una condizione clinica severa a causa del tempo prolungato trascorso nelle fasi depressive e della marcata instabilità dell'umore.
Prevalenza, Sviluppo e Rischio di Suicidio
Prevalenza: A livello internazionale, la prevalenza a 12 mesi è stimata intorno allo 0,3%. Sebbene alcuni studi non mostrino differenze di genere, diverse ricerche cliniche evidenziano una maggiore prevalenza o una diagnosi più frequente nel sesso femminile, spesso associata a pattern di cicli rapidi.
Sviluppo e decorso: L'età media di esordio si colloca intorno alla metà dei 20 anni, leggermente più tarda rispetto al disturbo bipolare I, ma prima rispetto al disturbo depressivo maggiore. Spesso esordisce con un episodio depressivo maggiore e la diagnosi corretta viene posta solo dopo anni, alla manifestazione della prima fase ipomaniacale. Il numero di episodi nell'arco della vita tende a essere superiore rispetto a quello del disturbo depressivo maggiore.
Rischio di suicidio: Il rischio di suicidio è estremamente elevato. Circa un terzo degli individui con disturbo bipolare II riferisce un precedente tentativo di suicidio nell'arco della vita. Il tasso di letalità dei tentativi o il rischio complessivo può risultare persino superiore rispetto a quello riscontrato nel disturbo bipolare I.
Specificatori clinici e manifestazioni associate
Il disturbo prevede diversi indicatori di gravità dell'episodio depressivo attuale (Lieve, Moderata, Grave) e si articola attraverso molteplici specificatori:
Specificatori di decorso e sottotipo: Con ansia, Con caratteristiche miste (sintomi ipomaniacali e depressivi contemporanei), Con cicli rapidi (4 o più episodi di alterazione dell'umore in 12 mesi), Con caratteristiche melancoliche, Con caratteristiche atipiche, Con caratteristiche psicotiche (deliri o allucinazioni, codificabili solo durante l'episodio depressivo maggiore), Con catatonia, Con esordio nel peripartum o Con andamento stagionale.
Caratteristiche dell'Ipotimia: Durante le fasi ipomaniacali, l'incremento di energia e la loquacità possono essere vissuti dall'individuo come altamente funzionali o piacevoli, portando frequentemente a una mancanza di insight (la persona non riconosce la fase come patologica).
Impulsività: Una spiccata impulsività cronica contribuisce alle alterazioni comportamentali e ai tentativi di suicidio, oltre a favorire l'insorgenza di comorbilità con i disturbi da uso di sostanze e i disturbi del controllo degli impulsi.
Sintomi
La diagnosi richiede il soddisfacimento dei criteri sia per l'episodio depressivo maggiore sia per l'Episodio Ipomaniacale (un periodo definito di umore anormalmente e persistentemente elevato, espanso o irritabile e di aumento anomalo dell'attività o dell'energia, della durata di almeno 4 giorni consecutivi). Durante la fase ipomaniacale devono essere presenti tre o più dei seguenti sintomi (quattro se l'umore è solo irritabile):
Sintomi Cognitivi e Comportamentali: 1. Autostima ipertrofica o grandiosità; 3. Maggiore loquacità del solito o spinta continua a parlare; 4. Fuga delle idee o esperienza soggettiva che i pensieri si succedano rapidamente; 5. Distraibilità; 6. Aumento dell'attività finalizzata o agitazione psicomotoria.
Sintomi Fisiologici e di Impatto: 2. Diminuito bisogno di sonno (es. sentirsi riposati dopo solo 3 ore di sonno); 7. Eccessivo coinvolgimento in attività che hanno un alto potenziale di conseguenze dannose.
Criteri di esclusione e severità: L'episodio ipomaniacale associa una chiara modificazione nel modo di funzionare dell'individuo, avvertibile anche dagli altri, ma non deve essere sufficientemente grave da provocare una marcata compromissione in ambito sociale o lavorativo, né da richiedere l'ospedalizzazione. Se sono presenti caratteristiche psicotiche o se è necessario il ricovero, l'episodio viene classificato come maniacale (escludendo il tipo II in favore del tipo I).
Interventi
Bibliografia
FAQ
Il disturbo bipolare II è semplicemente una forma più lieve di disturbo bipolare I?
No, questa è una concezione clinica superata. Sebbene le fasi di esaltazione dell'umore (ipomania) siano meno estreme rispetto alla mania del tipo I, gli individui con disturbo bipolare II trascorrono molto più tempo in fasi depressive gravi e invalidanti. Inoltre, presentano una frequenza di episodi complessivi maggiore e un rischio di suicidio altrettanto severo, se non superiore, configurando una compromissione complessiva della vita quotidiana molto profonda.
Qual è la differenza fondamentale tra un episodio maniacale e uno ipomaniacale?
La differenza risiede nella gravità, nella durata e nell'impatto sul funzionamento. L'episodio maniacale (tipo I) dura almeno una settimana, causa una marcata compromissione sociale o lavorativa, può presentare deliri o allucinazioni e spesso richiede il ricovero ospedaliero. L'episodio ipomaniacale (tipo II) dura almeno quattro giorni, comporta un aumento evidente di energia e loquacità ma non altera in modo distruttivo il funzionamento lavorativo o sociale, non richiede mai l'ospedalizzazione e non presenta mai caratteristiche psicotiche.
Perché il disturbo bipolare II viene spesso confuso con la depressione maggiore?
La sovrapposizione avviene perché le persone affette da disturbo bipolare II si rivolgono al medico o allo psicologo quasi esclusivamente durante le fasi depressive, che vivono come profondamente dolorose. Le fasi ipomaniacali, al contrario, vengono spesso scambiate dal paziente per periodi di normale benessere, alta produttività o buon umore. Di conseguenza, se il clinico non indaga specificamente la presenza passata di periodi di energia anomala, il disturbo rischia di essere diagnosticato erroneamente come depressione unipolare.
Nota informativa: I contenuti di questa pagina hanno lo scopo di orientare la consapevolezza dell'utente. Qualora si ravvisassero analogie con il proprio caso o quello di terzi, si consiglia vivamente di consultare uno specialista. Le informazioni qui riportate non sostituiscono il parere clinico e non devono essere utilizzate per formulare autodiagnosi o giudizi clinici.
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