disturbo depressivo maggiore
Cos'è ?
Il disturbo depressivo maggiore è caratterizzato da episodi distinti della durata di almeno due settimane che implicano chiare modificazioni dell'affettività, della cognizione e delle funzioni neurovegetative. La persona sperimenta una persistente sensazione di tristezza, vuoto o disperazione, accompagnata da una marcata perdita di interesse o piacere per quasi tutte le attività quotidiane.
Prevalenza, Sviluppo e Comorbilità
Prevalenza: Negli Stati Uniti la prevalenza a 12 mesi si attesta intorno al 7%, con variazioni significative in base alle fasce d'età: i tassi negli individui tra i 18 e i 29 anni sono tre volte superiori rispetto a quelli dei soggetti sopra i 60 anni. Le femmine presentano tassi di prevalenza da 1,5 a 3 volte maggiori rispetto ai maschi.
Sviluppo e decorso: L'esordio può verificarsi a qualunque età, ma la probabilità aumenta significativamente con la pubertà, raggiungendo il picco intorno ai 20 anni. Il decorso è altamente variabile: in alcuni casi si osserva una guarigione spontanea o clinica con lunghi periodi di remissione, mentre in circa un terzo dei soggetti tende a cronicizzarsi o a presentare frequenti ricadute, specialmente in concomitanza con eventi di vita stressanti.
Comorbilità: Si osserva frequentemente in concomitanza con disturbi legati all'uso di sostanze, disturbo di panico, disturbo d'ansia sociale, disturbo ossessivo-compulsivo e disturbo borderline di personalità. Nei contesti medici, coesiste spesso con patologie croniche o invalidanti (es. diabete, obesità patologica, malattie cardiovascolari).
Specificatori clinici e differenze nelle fasce d'età
Il disturbo presenta un'ampia variabilità di espressione e prevede numerosi specificatori clinici, oltre a manifestarsi in modo differente lungo il ciclo di vita:
Specificatori di gravità e decorso: L'episodio può essere classificato come Lieve, Moderata o Grave. Può presentarsi come Episodio singolo o Episodio ricorrente (se intervallato da almeno 2 mesi consecutivi di remissione).
Specificatori di sottotipo: Tra le varianti principali si riscontrano le manifestazioni Con ansia, Con caratteristiche miste (sintomi maniacali lievi), Con caratteristiche melancoliche, Con caratteristiche atipiche, Con caratteristiche psicotiche (deliri o allucinazioni), Con catatonia, Con esordio nel peripartum o Con andamento stagionale.
Nei bambini e negli adolescenti: L'umore può manifestarsi come spiccatamente irritabile anziché depresso. Possono presentarsi frequenti scoppi di collera, rifiuto scolastico, isolamento sociale e una mancata idoneità a raggiungere i normali livelli ponderali attesi per la crescita.
Negli anziani: I sintomi affettivi possono essere meno evidenti o negati, mentre predominano forti lamentele somatiche (dolori diffusi, stanchezza), marcati deficit cognitivi (difficoltà di memoria e concentrazione, talvolta scambiati per demenza o pseudodemenza) e una diffusa apatia.
Sintomi
Per definire il quadro clinico devono essere presenti contemporaneamente cinque o più dei seguenti sintomi durante lo stesso periodo di 2 settimane, e almeno uno dei sintomi deve essere il numero 1 (umore depresso) o il numero 2 (perdita di interesse o piacere):
Sintomi Emotivi e Cognitivi: 1. Umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni (triste, vuoto, disperato); 2. Marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attività; 7. Sentimenti di autosvalutazione o di colpa eccessivi o inappropriati; 8. Ridotta capacità di pensare o di concentrarsi, o indecisione quasi tutti i giorni; 9. Pensieri ricorrenti di morte, ricorrente ideazione suicidaria o tentativi di suicidio.
Sintomi Neurovegetativi e Somatici: 3. Significativa perdita di peso (senza essere a dieta) o aumento di peso, oppure diminuzione o aumento dell'appetito quasi tutti i giorni; 4. Insonnia o ipersonnia quasi tutti i giorni; 5. Agitazione o rallentamento psicomotori quasi tutti i giorni (osservabili dagli altri); 6. Faticabilità o mancanza di energia quasi tutti i giorni.
Impatto: I sintomi devono causare disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti, e non devono essere attribuibili agli effetti fisiologici di una sostanza o di un'altra condizione medica.
Interventi
Bibliografia
FAQ
Qual è la differenza tra la normale tristezza legata a un lutto e la depressione maggiore?
Nel lutto il sentimento predominante è il senso di vuoto e di perdita, ma l'autostima è generalmente preservata e i pensieri dolorosi sono concentrati sul defunto, alternandosi a momenti di ricordi positivi. Nella depressione maggiore, invece, l'umore depresso è pervasivo, non è legato a un singolo pensiero, ed è quasi sempre accompagnato da sentimenti intensi di autosvalutazione, forte senso di colpa inappropriato, forte autocritica e un disprezzo generalizzato per se stessi.
Come si manifesta la depressione maggiore nelle persone anziane?
Negli anziani la depressione può non presentarsi con la classica tristezza esplicita. Spesso si manifesta attraverso una forte concentrazione su dolori fisici diffusi e lamentele somatiche, una marcata apatia e un forte calo delle funzioni cognitive (es. gravi vuoti di memoria o forte disattenzione). Questa riduzione delle capacità cognitive viene talvolta scambiata erroneamente per l'inizio di una demenza irreversibile, mentre si tratta di un sintomo depressivo trattabile (chiamato pseudodemenza).
L'irritabilità nei bambini può essere un segnale di depressione?
Sì. Il manuale clinico specifica che nei bambini e negli adolescenti l'umore di fondo della depressione maggiore può non essere necessariamente triste o abbattuto, ma può manifestarsi principalmente attraverso una forte e costante irritabilità. Questo può tradursi in scoppi di collera improvvisi, atteggiamenti oppositivi nel contesto familiare o scolastico, intolleranza alla frustrazione e tendenza a isolarsi dai coetanei.
Nota informativa: I contenuti di questa pagina hanno lo scopo di orientare la consapevolezza dell'utente. Qualora si ravvisassero analogie con il proprio caso o quello di terzi, si consiglia vivamente di consultare uno specialista. Le informazioni qui riportate non sostituiscono il parere clinico e non devono essere utilizzate per formulare autodiagnosi o giudizi clinici.
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