• Psicologa Trento

Sensitività interpersonale: una caratteristica comune a molti ma di cui si parla poco.


Con il termine Sensitività Interpersonale si intende, sia nel bambino sia nell’adulto, un’esagerata sensibilità al giudizio, alla critica e al rifiuto nutrita dal sentimento psichico di inadeguato valore del Sé. Anche di fronte alla persona disponibile ed empatica, l’individuo può manifestare o percepire il timore di non essere accettati. Tale paura spesso non viene elaborata consciamente ma si manifesta con uno stato di ansia e di attivazione che l’individuo descrive come spiacevole, difficilmente gestibile. Una debole autostima e un sentimento di inferiorità soggettiva sono spesso credenze che l’individuo ha rispetto al proprio sé.

Il soggetto tende ad amplificare i propri limiti e le proprie fragilità, mostrando un’eccessiva reattività emotiva. Soprattutto nel bambino, il timore di essere rifiutati, può portare a provare sentimenti di ostilità e rabbia verso chi suscita tale reazione, compromettendo spesso le loro relazioni familiari, sentimentali e scolastiche/lavorative. Il bambino può ad esempio litigare facilmente con i coetanei, mostrare opposizione e frustrazione verso i genitori o figure intime.

La Sensitività Interpersonale nell’adulto è spesso legata al una reattività dell’umore: ampie e rapide oscillazioni che si ripropongono soprattutto nella relazione con l’altro. Spesso tale correlato cognitivo si può individuare in alcuni disturbi quali: Disturbi d’Ansia, Fobia Sociale, Disturbi del Comportamento Alimentare, Sindrome Disforica Premestruale.

Studi riportano una maggiore predisposizione femminile ai tratti di sensitività e a disturbi dello spettro ansioso-depressivo. Tale predisposizione è probabilmente legata a fattori cognitivi e sociali. La sensitività interpersonale, intesa come tratto di personalità, può rappresentare un fattore di rischio in grado di giustificare sia la maggiore prevalenza di tali patologie nel sesso femminile, sia la loro peculiare modalità espressiva (Giardinelli et al., 1999).

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