• Psicologa Trento

Quando l'ansia nell'anziano fa pensare alla demenza!


- Sono demente! -, - Mi verrà l’Alzheimer!-, - Non ricordo più nulla! -, sono frasi che ognuno di noi ha detto o ha sentito dire da un conoscente, un amico, un familiare.

L’invecchiamento va distinto dalla malattia poiché porta con sé cambiamenti universali e non reversibili, ma non necessariamente invalidanti. Da sempre gli esseri umani hanno cercato di combattere l’invecchiamento…ma non si può evitare di invecchiare e non ci sono rimedi anti-età, vi sono però modi per favorire una migliore qualità di vita e di salute (in prima istanza uno stile di vita sano).

Una componente non indifferente del processo di invecchiamento riguarda il declino delle funzioni cognitive che è molto sentito sia dall’anziano che dai suoi familiari.

I dati demografici mettono in evidenza un allungamento della vita media. Sempre più attenzione va data ai paesi europei che “invecchiano”. Si prevede che entro il 2025 il 44% della popolazione avrà più di cinquant’anni. Per questo motivo la promozione della salute tra gli anziani rappresenta un investimento strategico dei governi europei. Al contempo, i media, puntando il riflettore su questo nuovo e attuale ambito, fonte di cambiamento sociale, ci inducono a pensare all’equazione anziano = demenza.

Senz’altro è vero che le demenze sono un’emergenza sanitaria, questo è in parte dovuto agli innumerevoli progressi che la scienza fa…. se i nostri genitori o nonni erano abituati a pensare di essere fortunati a vivere fino ai 70 anni, adesso a noi i 100, non sembrano più così lontani!

Così paghiamo gli avanzamenti della medicina con i nuovi timori….i timori di diventar demente.

Ma la demenza non è un numero, non è nemmeno una sporadica dimenticanza!

Ci sono diversi fenomeni, definiti errori cognitivi che sperimentiamo tutti noi, grandi e piccini; un po’ più frequentemente lo sperimentano i grandi grandi…ma non per questo si può parlare di demenza.

Se ci dimentichiamo qualcosa una tantum, agitarci non ci fa bene, preoccuparci e ripensare all’episodio non ci tranquillizzerà.

Anzi, l’ansia è proprio quell’emozione che ci manda in allarme e ci dice di scappare, senza farci pensare più di tanto agli accadimenti che ci circondano. L’ansia, funziona un po’ come la paura: se siamo in un bosco e vediamo un orso, è quell’emozione che attiva il nostro sistema motorio, aumenta l’ossigenazione del sangue e il battito cardiaco e ci induce a scappare oppure, se ci sentiamo forti, ad attaccare.

L’ansia dunque non ha la funzione di indurci a riflettere e, se attivata impropriamente, non fa altro che “mandarci in tilt”.

Un esempio: la signora Clara ha dimenticato l’ombrello, se ne accorge solo una volta arrivata a casa, inizia a pensare: “oddio l’ombrello, come farò…lo avrò lasciato al panificio o dal fruttivendolo?! Devo andare a comprarne un altro… Ma se risuccede? Mi verrà l’Alzheimer, ecco…anche la mamma…ora mi ricordo…si dimenticava le cose...e poi guarda te…a 80 anni è andata all’ospizio…oddio meglio morir subito va là.... meglio non uscir più per combinare tutti questi guai….”

La signora Clara ora non pare ragionare lucidamente…anzi, probabilmente avrà anche tachicardia, sudorazione aumentata e si sentirà tutta un fremito...avrà quindi, usando tecnicismi, uno stato di elevato arousal.

Se le passerà, lo ricorderà come un brutto episodio, ma se questo evento l’avrà toccata nel profondo allora l’avrà condizionata…potrebbe iniziare a isolarsi, a sentirsi non più capace, non più efficiente…spesso prodromi che favoriscono o accelerano il processo che la scienza definisce Mild Cognitive Impairment - Decadimento Cognitivo Moderato.

Molto spesso lo screening cognitivo, un esame breve e non invasivo per sondare come stanno quelle funzioni chiamate abilità cognitive, che altro non sono che la memoria, l’attenzione, il linguaggio, etc. possono dirimere il dubbio e sollevarci dal pensiero, talvolta martellante “avrò mica la demenza?” E farci uscire con un sorriso anche quando piove, senza ombrello.

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